25 Febbraio 2025
Bea Zanin
Musicista, polistrumentista, cantante, performer e produttrice, Bea Zanin è una sperimentatrice inarrestabile, con la label Salgari Records ha avviato il progetto Polimnia, in cui il tema della memoria si connette alla coscienza musicale collettiva e all’elaborazione di nuovi rituali contemporanei.
Quando hai aperto le porte della tua vita al violoncello?
È entrato senza alcun invito quando ho compiuto 9 anni. È stato mio padre ad incoraggiarmi a provare l’esame di ammissione al Conservatorio per la classe di violoncello, nonostante suonassi già il pianoforte: nutriva la speranza che avrei potuto accompagnarlo nelle sue esecuzioni di musica antica (lui suona il flauto dolce in un gruppo di musica rinascimentale e barocca). Non avendo scelto io lo strumento, non è sicuramente stato un amore folle all’inizio, soprattutto perché nel primo periodo di studio i suoni emessi non danno soddisfazione immediata. Tuttavia ho avuto la netta convinzione che fosse una cosa importantissima della mia vita: senza dubbio il primo oggetto che avrei salvato in caso di incendio o terremoto. Il rapporto è diventato poi più stretto e ora non riesco ad immaginare la mia vita senza il violoncello, è una parte di me. Anche per questo motivo, come avviene per il rapporto che si ha con sé stessi, è un vincolo che può accusare alti e bassi, ma posso affermare che si tratta di un amore profondo e in continua evoluzione.
Cosa significa sperimentazione per te?
In linea teorica sperimentare con la musica significa per me lasciare aperte le possibilità all’espressione personale o collettiva senza che vi siano aspettative sul risultato. Si tratta di una ricerca molto complessa perchè è difficile ascoltarsi senza giudizio e senza cedere alle tendenze delle varie mode musicali o inquadramenti stilistici (incluso quello della “musica sperimentale”). Sperimentare significa non farsi influenzare dai “non si può fare”. Accade più spesso di voler sperimentare o addirittura di essere incaricati di sperimentare all’interno di regole date o limiti imposti dalle circostanze (come creare una colonna sonora per un film o la musica per uno spettacolo): significa trovare una maniera creativa per risolvere dei problemi cercando di osservare i nostri mezzi espressivi anche da altre angolazioni, per salvare la nostra prospettiva estetica pur raggiungendo un obiettivo concreto. Spesso è in
questi casi che si determinano i risultati più interessanti.
Il tuo mondo musicale si lascia contaminare anche da altre forme di espressione artistica. Una delle ultime produzioni in cui sei coinvolta, Gelsomina Dreams, si ispira per esempio all’immaginario del cinema di Fellini. Com’è nato?
Da cinque anni lavoro stabilmente con Caterina Mochi Sismondi, coreografa e regista della compagnia blucinQue. La ricerca tra teatro, danza, circo contemporaneo, suggestioni cinematografiche, musica dal vivo è una costante del lavoro di Compagnia. In questo contesto multidisciplinare nasce, in piena emergenza Covid, nel 2020, lo spettacolo Gelsomina Dreams dedicato all’immaginario di Federico Fellini, con particolare focus sul personaggio di Gelsomina del film La Strada. Lo spettacolo, premiato dalla Farnesina e dal Ministero della Cultura nell’ambito di “Vivere all’italiana sul palcoscenico”, ha iniziato a girare negli Istituti italiani di cultura nel mondo e tuttora continua questo percorso. Ho lavorato sulle composizioni di Nino Rota, estraendo delle parti, dei sample e ricreando nuova musica elettronica per sostenere il movimento degli artisti circensi e dei danzatori.
Un album fondamentale che ti ha cambiato la vita?
Il primo volume dei Selected Ambient Works 85-92 di Aphex Twin: non avevo mai sentito nulla di così densamente creativo, sia dal punto di vista della ricchezza ritmica sia per i timbri sonori, i miei ascolti precedentemente rimanevano nel mondo del rock, del punk, del pop e della musica classica. A quel punto ho iniziato ad espandere i miei orizzonti musicali e a scaricare vari programmi per creare musica elettronica come Ableton Live e FL. È stupefacente come quel disco raccolga musiche composte tra la metà degli anni 80 e primi 90: un’opera rivoluzionaria.





