21 Dicembre 2024
Ale Bavo
Ale Bavo, musicista, tastierista, produttore musicale, dj, è una presenza costante al fianco di Samuel, cantante dei Subsonica e Motel Connection, nei suoi progetti solista (in tour e in studio, anche per l’album sperimentale sul repertorio di Vivaldi reinterpretato in chiave elettronica, “La Cena del Tempo”).
Fa parte di Stellare, boutique label e factory sonora che fonde la sperimentazione elettronica con quella legata alla classica, al jazz e al field recording, con cui recentemente ha prodotto “Wave” (progetto innovativo che unisce suoni della natura e tecnologia, tra elettronica, ambient, psichedelia, orchestrazioni acustiche e beat). Ha curato produzioni per Levante, Mina, Cristina Donà, ed è mentor di reHUB per il Reset Festival.
Ha anche curato la produzione del podcast sul tifo calcistico “Prendo la sciarpa e vengo da te” per RaiPlay Sound ideato e scritto da Michele Bitossi, con ospiti Enrico Brizzi, Pietro Sermonti e molti altri artisti.
Abbiamo conversato con Ale Bavo in occasione del prossimo talk del Salotto di Mao al Carlina, un’edizione speciale di Natale.
Attraverso il progetto “Stellare” con perseveranza e attenzione alla ricerca e alla qualità, porti avanti un percorso artistico anomalo nel panorama musicale italiano esplorando nuovi orizzonti piuttosto che uniformarsi all’esistente. Qual è la più grande soddisfazione che hai ottenuto finora?
«Con Stellare mi sto regalando la possibilità di realizzare idee che fino a qualche anno fa mi sembravano impensabili. Poter trascorrere intere giornate a scrivere musica nello studio di registrazione temporaneo che abbiamo allestito nell’Acquario di Genova per la residenza artistica da cui è nata Wave, la nostra prima release. Confrontarmi con ambienti che mi affascinano molto ma sono completamente lontani dal mio, come quello scientifico, per seguire i progetti di art-science che stiamo immaginando con il CNR. Senza dimenticare la sonorizzazione dell’installazione Fare Luce di Davide Livermore, per il ventennale dei fatti del G8».
Sei anche mentor di reHUB produzione creativa, il laboratorio intensivo di Reset Festival che unisce giovani musicisti e professionisti del settore. Tra gli emergenti vedi dei percorsi originali oppure un diffuso appiattimento?
«Le proposte che ogni anno arrivano a Reset sono molto eterogenee e spesso coraggiose. Se pensi a Francamente o Anna Castiglia, che pur mantenendo una certa attitudine obliqua, di recente stanno percorrendo anche strade più larghe, non le puoi certo catalogare dentro a quel pop preconfezionato che può suonare piatto alle orecchie più esigenti. Anche altri nomi meno legati al cantautorato,
tipo Alma o i Queen of Saba, hanno un atteggiamento ruvido e spesso personale di intendere la musica.Poi, trovare il modo di essere davvero originali non è semplice e non c’è una formula magica. Forse, per farlo, devi conoscerti a fondo, sapere quali sono le tue qualità, i tuoi limiti, non vergognarti di tutte quelle caratteristiche positive e negative che ti definiscono come persona e avere il coraggio di tirarle fuori attraverso un gesto artistico»
Con Samuel per due volte hai curato e suonato un concerto dentro il Duomo di Milano, con grandi artisti ospiti. Che esperienza è stata?
«Dal punto di vista estetico, impressionante. Mentre suoni, guardi la navata centrale, con quelle colonne imponenti e un po’ ti tremano le gambe. L’aspetto tecnico poi non è per niente semplice o scontato e, proprio per questo motivo, lo trovo molto stimolante. L’anno scorso abbiamo cercato un punto di convergenza tra la musica sacra e quella elettronica, suonando alcune arie di Elgar o Schubert, rilette in chiave bass-music e accompagnati da un coro di 16 elementi. Quest’anno, invece, l’ensemble era composto da ottoni e archi, facendoli sempre convivere con il linguaggio concreto di sintetizzatori e drum machine. Il tutto cercando di non snaturare troppo l’essenza peculiare degli ospiti, che in genere sono artisti dalla personalità netta e riconoscibile come Luca Carboni, Elisa, Antonella Ruggiero o Diodato. E dovendo anche fare i conti con il riverbero naturale della cattedrale».





